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« inserito:: Lun 04 Aprile 2011, 18:01:33 » |
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8 MILIONI DI MUMMIE DI CANEPubblicato il 4 aprile 2011 da Marco Pieranelli www.egittiamo.it Avete mai sentito parlare delle Dog Catacombs? Si tratta di una rete di catacombe che si trova sotto il deserto egiziano. Pare risalgano al 747-730 a.C., e sono dedicate ad Anubi, il dio sciacallo dell’aldilà. All’interno di queste catacombe sono stati trovati i resti di milioni di animali, per la maggior parte cani e sciacalli, uccisi e mummificati in onore del dio. Le Catacombe del Cane custodiscono ancora molti misteri, a cominciare dalla loro scoperta: nel 1897, l’egittologo francese Jacques De Morgan pubblicò una mappa della necropoli di Saqqara, incluso l’unico schema noto delle Dog Catacombs, ma non si hanno altre informazioni su quando le catacombe siano state scoperte, o sulle circostanze del loro ritrovamento. In tempi recenti, le catacombe sono state nuovamente mappate nel 2009 da Paul Nicholson per conto della Egypt Exploration Society. Parte del sistema di catacombe è rappresentata dall’elemento inferiore del Tempio di Anubi, luogo di culto in cui venivano custoditi migliaia di cani mummificati e resti di animali sacri. La mappatura delle catacombe ha portato alla scoperta di milioni di mummie animali (secondo le stime di Nicholson, sarebbero 8 milioni), principalmente sciacalli e cani. Alcuni animali furono uccisi a poche ore o giorni di distanza dalla nascita, per poi essere mummificati e adorati come reliquie in grado di fare da tramite tra l’uomo e il dio. Se nel 2009 non si avevano certezze sul fatto che i resti animali appartenessero solo a cani o anche ad altre specie, oggi si sa che buona parte delle carcasse appartengono a cani e sciacalli grazie alle analisi di Salima Ikram della American University. “Anubi era una specie di super-canide, per cui è probabile che sciacalli, volpi, e forse anche iene venissero mummificati e dati come offerte ad Anubi” ha detto Ikram dopo i risultati delle analisi preliminari dell’anno scorso. Il pantheon egizio aveva spesso associazioni tra divinità e animali, cosa che fece nascere diverse forme di culto dedicate agli animali sacri: tori, vacche, babbuini, ibis, aquile e gatti erano tutti considerati intermediari degli dei, e alcuni di essi venivano mummificati secondo procedure simili a quelle utilizzate sui canidi nelle Dog Catacombs. E’ probabile che i cani delle Dog Catacombs venissero cresciuti in allevamenti attorno alla città di Menfi con il solo scopo di essere offerti alla divinità, o trasformati in reliquie per la vendita ai pellegrini che desideravano ottenere il favore di Anubi. “Questi animali non sono strettamente sacrificali” dice Nicholson. “Piuttosto, dedicare una mummia animale era considerato un atto di devozione, con l’animale che agiva come un intermediario tra il donatore e gli dei”. Le Dog Catacombs sono state probabilmente violate dopo secoli di oscurità intorno ai primi anni del 1900. I geologi hanno scoperto indizi della presenza di un piccolo tunnel, costruito nel secolo scorso per rimuovere le mummie animali, che venivano vendute come fertilizzante per i campi. “Ci sono articoli di giornale che parlavano di barconi pieni di mummie di gatto portate a Liverpool per essere utilizzate come fertilizzante, ed è probabile che alcune delle mummie di cane abbiano fatto la stessa fine, anche se non necessariamente a Liverpool” conclude Nicholson.
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« Risposta #1 inserito:: Gio 07 Aprile 2011, 20:02:33 » |
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IL MERCATO NERO DEI REPERTI EGIZIPubblicato il 7 aprile 2011 da Marco Pieranelli www.egittiamo.itIn queste settimane il patrimonio artistico egiziano non se la passa bene. Poco prima che scoppiasse la rivoluzione, Zahi Hawass, sovrintendente all’arte antica, aveva fatto richiesta per il rimpatrio di alcune opere: il busto della regina Nefertiti conservato al Neues Museum di Berlino, un obelisco a Central Park di New York… senza contare decine di altre opere per cui sono ancora in corso dispute internazionali. Con la rivoluzione, i saccheggi. All’appello mancano ancora diciotto pezzi, fra cui oggetti appartenenti a Tutankhamon e Nefertiti. L’Egitto non è il solo a chiedere rimpatri, Italia e Grecia sono anch’esse in prima linea. Ma i fatti del Museo del Cairo (che hanno dimostrato la scarsità dei mezzi di sicurezza delle autorità egiziane), hanno riattizzato fuoco sulla questione: qual è il modo migliore per proteggere il patrimonio culturale mondiale? Ciò che veramente fa paura è il commercio illegale di arte antica. Mercanti d’arte, collezionisti e lucratori di ogni genere “sguazzano” nel dibattito ‘rimpatrio sì – rimpatrio no’ e il mercato nero non è mai stato così fiorente, vale almeno 4 o 5 miliardi di euro l’anno.
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« Risposta #2 inserito:: Mer 27 Aprile 2011, 01:01:34 » |
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Egitto: scoperta la più grande statua di Amenhotep IIIIL CAIRO – Una statua del re Amenhotep III e' stata scoperta durante scavi nei pressi del tempio dedicato allo stesso faraone a Luxor. Con i suoi 13,65 metri di altezza, ha spiegato il segretario di Stato per le antichita' Zahi Hawass, e' la piu' grande statua raffigurante questo faraone finora scoperta. La statua di Amenhotep III, che regno' in Egitto fra il 1390 e il 1352 avanti Cristo e che secondo recenti analisi del Dna sarebbe stato il nonno di Tutankhamon, e' in quarzo colorato ed e' stata rinvenuta in sette pezzi. Si ritiene, ha spiegato Hawass, che sia una delle due poste all'ingresso dell'entrata settentrionale del tempio. Gli archeologi ritengono che entrambe le statue si siano spaccate in seguito ad un terremoto che ha colpito l'Egitto nel 27 dopo Cristo. Ora i tecnici stanno lavorando per riassemblare il reperto con l'obiettivo di sistemarlo dove era originariamente, ha indicato Hawass. 26 aprile 2011 | 16:15 www.blitzquotidiano.it
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« Risposta #3 inserito:: Mer 04 Maggio 2011, 16:13:10 » |
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SCOPERTA LA TOMBA DI CLEOPATRA??Pubblicato il 4 maggio 2011 da Marco www.egittiamo.it Sulla cima di una collina da cui si vede il mare, sotto i resti di un tempio dedicato a Iside: è qui, secondo gli archeologi, che potrebbe riposare il corpo di Cleopatra. La tomba della regina egiziana non è mai stata localizzata, ma gli archeologi hanno raccolto prove che testimonierebbero che i sacerdoti di Cleopatra, dopo il suo suicidio, ne avrebbero trasportato il corpo al tempio, dove potrebbe riposare accanto al suo amante, Marco Antonio. «Questa potrebbe essere la più importante scoperta del 21esimo secolo – ha detto Zahi Hawass, capo archeologo -. Questo è il luogo perfetto dove potrebbero essere sepolti i loro corpi». AMANTI VICINI - Un gruppo di archeologi egiziani e della Repubblica dominicana hanno deciso di iniziare a scavare alla ricerca della tomba di Cleopatra all’inizio dell’anno. Grazie all’ausilio di un radar, gli studiosi hanno individuato quelle che potrebbero essere tre camere alla profondità di 20 metri sotto le rocce. Gli storici ritengono, sulla base dei testi scritti da Plutarco, che Antonio e Cleopatra siano stati sepolti assieme. Kathleen Martinez, una studiosa della Repubblica dominicana fautrice della teoria secondo cui Cleopatra è sepolta nel tempio, crede che una delle camere possa ospitare i resti dei due amanti. Temendo di poter essere portata come prigioniera a Roma, Cleopatra si suicidò facendosi mordere da un’aspide e si crede che anche Antonio si sia ucciso dopo la sconfitta contro Ottaviano ad Azio.
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« Risposta #4 inserito:: Mer 25 Maggio 2011, 16:13:35 » |
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EGITTO: SATELLITI DALLO SPAZIO SCOPRONO 17 NUOVE PIRAMIDI 14:46 25 MAG 2011
(AGI) - Londra, 25 mag. - La tecnologia spaziale al servizio dell'archeologia: grazie alle immagini infrarossi scattate attraverso i satelliti, un team di scienziati e' riuscito a individuare in Egitto ben 17 piramidi finora sconosciute. A raccontare la scoperta e' un documentario della Bbc, secondo cui le fotografie scattate dallo spazio hanno svelato anche anche mille tombe e tremila antichi insediamenti sepolti sotto la sabbia. Gli scavi sono gia' iniziati ed hanno comfermato i dati individuati dal 'cielo'. "Indiana Jones e' roba vecchia, mi dispiace per Harrison Ford", ha scherzato la pioniera dell'esperimento, Sarah Parcak, esperta di space-archeology presso il laboratorio sponsorizzato dalla Nasa di Birmingham, in Alabama. "Abbiamo lavorato per oltre un anno a questa ricerca e ho potuto vedere i dati man mano che uscivano fuori. Alla fine non riuscivo a credere che avessimo scoperto cosi' tanti siti". I satelliti che hanno scansionato le profondita' dell'Egitto orbitavano ad un'altezza di 700 chilometri sopra la Terra ed erano equipaggiati con telecamere cosi' potenti da poter localizzare oggetti con un diametro inferiore al metro. Grazie agli infrarossi, inoltre, e' stato possibile individuare i diversi materiali presenti nel sottosuolo: gli antichi egizi, infatti, utilizzavano per le loro costruzioni mattoni di fango, che risultano molto piu' densi del terreno su cui sono poggiati. In questo modo, i contorni di case, templi e tombe possono essere individuati con relativa facilita'. Tra le maggiori scoperte degli spazio-archeologi, il sito di Saqqara, che le autorita' egiziane avevano completamente trascurato. Dopo le notizie arrivate dal team di Sarah Parcak, tuttavia, gli scavi hanno preso il via immediatamente. Ma il "momento piu' eccitante - ha raccontato la scienziata - e' stata la visita a Tanis. Hanno scavato un'abitazione risalente a tremila anni fa e il contorno della struttura coincideva quasi perfettamente con le immagini del satellite. E' stata una vera e propria convalida della nostra tecnologia". E proprio sull'onda delle novita' arrivate dallo spazio, le autorita' del Cairo progettano di utilizzare la tecnologia infrarossi non solo per scoprire nuovi tesori ma anche per proteggere le antichita' gia' venute alla luce. I satelliti, infatti, potrebbero scansionare i siti depredati e allertare immediatamente l'Interpol. (AGI) .
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« Risposta #5 inserito:: Mar 31 Maggio 2011, 17:10:36 » |
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SCOPERTI NUOVI GEROGLIFICI A GIZAPubblicato il 31 maggio 2011 da Marco www.egittiamo.itNew Scientist ha riportato la notizia che un robot, dopo aver esplorato le enigmatiche “cave” della Camera della Regina della Grande Piramide di Giza, ha trovato e fotografato alcuni “geroglifici” sul retro della “porta Gantenbrink” (così chiamata dopo la scoperta da parte dell’ingegnere tedesco Rudolf Gantenbrink nel 1993). Il robot progettato dall’ingegnere Robert Richardson dell’Università di Leeds (Regno Unito), e colleghi e denominato “Djedi” ha inviato alcune immagini attraverso la telecamera montata su di esso, le quali hanno rivelato geroglifici e alcuni solchi nella pietra che possono essere segni lasciati dai costruttori, quando costruirono la camera. “Questi geroglifici, se si riuscisse a decifrarli, potrebbero aiutare gli egittologi a capire il motivo per cui furono costruite e a quale scopo”, afferma Richardson. “Numerosi dipinti e graffiti sono molto comuni nella piana di Giza”, spiega Peter Der Manuelino, egittologo presso l’università di Harvard e direttore degli Archivi di Giza al Museum of Fine Arts, di Boston. “Sono spesso simboli lasciati dai costruttori, recanti date o anche i nomi di chi era presente”. Da parte sua, Zahi Hawass ha continuato a parlare della possibilità di una camera nascosta nella piramide. La Camera del Re può essere stata una sala fittizia, dal momento che la cosa più importante nella mente degli antichi Egizi era quella di nascondere la camera sepolcrale.
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« Risposta #6 inserito:: Gio 16 Giugno 2011, 16:50:00 » |
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Egitto: un robot trova nuovi geroglifici nella Piramide di Giza Scritto da Federica Vitale Giovedì 16 Giugno 2011 15:04 Sono dei misteriosi geroglifici in vernice rossa e sono stati rinvenuti all'interno della grande piramide di Giza grazie ad un robot provvisto di macchina fotografica. Questi geroglifici dal colore vermiglio sono impressi sul pavimento e, secondo un'analisi matematica, si tratterebbero di semplici numeri.
Il mausoleo data 4.500 anni fa e fu costruito per il faraone Cheope, noto anche come Khufu. L'imponente tomba è la maggiore di tre strutture presenti sull'altopiano di Giza, alla periferia de Il Cairo. Gli archeologi, in passato come oggi, si interrogano sulla funzione delle tre piramidi scoperte nel 1872.
I geroglifici scoperti di recente sono stati resi noti il mese scorso con la pubblicazione dello studio su Des Annales du Service de l'Egypte. L'ingegnere ideatore del robot archeologo è Rob Richardson, dell'Università di Leeds. Così Spiega: "Ci sono molte domande senza risposta che generano queste immagini. Perché c'é qualcosa di scritto in questo spazio? Cosa dice la scrittura?"
Le immagini che il robot ha portato alla luce raffigurano tre figure in ocra rossa dipinte sul pavimento di una camera situata al termine di un tunnel. Il robot, denominato Djedi in onore dell’indovino consultato dal faraone Khufu durante la fase di costruzione della piramide, è giunto dove nessun occhio umano è mai riuscito a giungere. Altri robot, in precedenza, avevano esplorato questi ambienti inviando immagini all'esterno. Ma Djedi si è spinto un pò oltre, ossia nei pressi della camera della regina. Qui il mistero è ancora tutto da svelare.
Molte domande si sollevano riguardo la numerosa presenza di tunnel all'interno della piramide. Quale funzione potessero avere ė ancora tutta da spiegare. Forse una funzione simbolica, forse hanno una spiegazione religiosa o semplicemente strutturale. Inoltre, la loro perlustrazione può essere possibile solo attraverso robot in grado di penetrare questi ambienti dove mai essere umano si è spinto.
Spiega Luca Miatello, un ricercatore indipendente specializzato nella matematica dell'antico Egitto, che "le marcature sono segni numerici in ieratico. Si leggono da destra a sinistra e significano 100, 20, 1. I costruttori semplicemente registrarono la lunghezza totale del cunicolo: 121 cubiti". Il cubito reale è l'antica unità di misura egiziana utilizzata per la costruzione delle piramidi.
Per il momento, gli studiosi sono tutti concordi con il fatto che i segni siano stati eseguiti dagli operai egizi durante la costruzione della piramide e non ci sono dubbi sulla possibilità che si tratti di caratteri ieratici.
I ricercatori del progetto Djedi eseguiranno ulteriori analisi alle marcature rosse nel mese di agosto. Il robot esploratore, infatti, equipaggiato di una fotocamera dotata di maggiore risoluzione adeguata agli ambienti, tornerà nelle profondità della piramide per ulteriori indagini. L'obiettivo è quello di ottenere altre immagini sulle quali effettuare l'opera di decodificazione dei geroglifici.
Federica Vitale Nextme
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« Risposta #7 inserito:: Sab 25 Giugno 2011, 21:35:26 » |
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Sensazionale scoperta in Egitto Pubblicato il 25 giugno 2011
Un raggio di luce ha raggiunto ieri per la prima volta qualcosa che era rimasto sotto le sabbie del deserto negli ultimi 4.500 anni. Come dentro un asfissiante onsen, il bagno termale giapponese, ieri alcuni operai, diretti dal ministro per le Antichità, Zahi Hawass, hanno sollevato l’ultima pietra calcarea che conservava la seconda barca solare seppellita vicino alla Grande Piramide del faraone Cheope. L’imbarcazione fu scoperta nel 1954 in un fosso contiguo a quello della prima barca solare che oggi è esposta nel museo situato nell’area meridionale della Grande Piramide. Per evitare danni si decise di preservarla intatta sotto le 41 lastre di calcare che la coprivano. Soli 30 anni dopo, nel 1987, vennero fatti studi con onde elettromagnetiche e furono prelevati campioni per capire il suo stato di conservazione. Hawass spiegò che l’infiltrazione di acqua e la presenza di insetti che entrarono a causa di una prospezione della National Geographic Society, che utilizzò una microcamera, contribuirono al deterioramento dei reperti. Per questo motivo “credevo di trovare il legno in un cattivo stato” – ha commentato Hawass – qualcosa che apparentemente non è successo “alzando la lastra abbiamo potuto vedere che la situazione non è tanto grave e crediamo di poter restaurare la barca”. Del costruttore della Grande Piramide, il secondo faraone della IV dinastia che regnò tra il 2609 ed il 2584 a.C., si conserva solo un’immagine. Una piccola statuetta di 10 cm che si conserva nel Museo della capitale, Il Cairo. Ora, oltre ad una seconda barca, gli archeologi hanno portato alla luce un oggetto col suo nome, Cheope, ed un geroglifico col nome di suo figlio Kefrén.
La prima barca solare ora esposta in museo L’imbarcazione, di legno di cedro del Libano ed acacia egiziana, come ha spiegato il ministro, sarà restaurata dall’equipe del professor Yoshimura il cui lavoro si protrarrà per quattro anni circa. Successivamente verrà esposta nel nuovo museo in costruzione che verrà inaugurato nel 2015. Quella che vedranno i visitatori è una delle imbarcazioni più antiche del mondo. Una bellezza stilizzata di toni marroni con remi molto sottili che, sebbene fu considerata una barca funeraria per trasportare i resti del faraone, secondo l’egittologo Zahi Hawass, non lo è. Per lui “è una barca per il dio, non per un re.” Una barca solare affinché Ra possa percorrere ogni mattina il cielo fino all’eternità.
di Giuseppe LEMBO arechomolise
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« Risposta #8 inserito:: Mar 05 Luglio 2011, 19:21:43 » |
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Il Cairo, scoperta l'immagine più antica di un Faraone
IL CAIRO – Una missione congiunta italo-americana ha scoperto la piu' antica immagine di un re sacerdote dell'antico Egitto, risalente probabilmente a 3200 avanti Cristo. L'annuncio e' venuto dall'Aswan-Kom Ombo archeological project al quale lavorano l'universita' di Bologna e l'ateneo di Yale. La scoperta e' avvenuta durante il lavoro per realizzare la prima documentazione digitale e grafica di Nag el Hamdulab, sito di arte rupestre scoperto a meta' del 900, sulla riva occidentale del Nilo a nord di Aswan.
L'immagine, dicono gli archeologi, e' straordinaria perche' rappresenta la prima raffigurazione di un corteo regale, che verra' poi ripreso nei periodi successivi, composto dal faraone con indosso la corona bianca dell'alto Egitto, accompagnato dal 'seguito di Horus' e cioe' la corte reale.
Il reperto si colloca fra la dinastia zero e la prima dinastia e a rendere ancora piu' rilevante la scoperta c'e' l'individuazione di una delle prime iscrizioni in geroglifico. Il testo fa riferimento ad una barca della 'corte di Horus' e rappresenta la prima e piu' antica testimonianza della pratica di riscossione di tasse da parte del faraone e la prima e piu' antica forma di controllo economico sull'Egitto e probilmente anche sulla Nubia.
4 luglio 2011 | 17:21 Blitz Quotidiano
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« Risposta #9 inserito:: Sab 09 Luglio 2011, 16:28:24 » |
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Archeologia: Antico Egitto, scoperta la muraglia del tempio di Karnak ultimo aggiornamento: 07 luglio, ore 17:16
Il Cairo, 7 lug. - (Adnkronos) - Una missione archeologica franco-egiziana ha scoperto un grande muro di cinta che circondava il tempio del dio Ptah a Karnak, il villaggio situato sulle sponde del Nilo a circa 2,5 km a nord di Luxor. Gli archeologi, diretti dallo studioso francese Christophe Tiers, ha portato alla luce i resti della gigantesca muraglia nel famoso complesso santuariale databile al Nuove Regno. Sono state ritrovati anche blocchi di pietra con numerose iscrizioni risalenti al regno del faraone Tuthmosis III (1479-1425 a.C.), che consentiranno agli studiosi di riscrivere l'origine del luogo sacro. Sempre nello stesso celebre sito archeologico egiziano, la missione franco-egiziana di studio del tempio di Karnak, coordinata dalla professoressa Dominique Valbelle dell'Universita' della Sorbona (Parigi), ha rinvenuto un portale iscritto e decorato dell'epoca del faraone Shabaka (712-698 a.C.). Presto prenderanno il via i lavori per il restauro del portale, che risulta ricco di pitture raffiguranti scene di vita quotidiana. Mansour Boreih, direttore generale dei monumenti di Luxor, ha dichiarato: ''il tempio di Karnak non e' stato ancora completamente scoperto e sono ancora numerosi i segreti che potra' rivelare''.
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« Risposta #10 inserito:: Sab 16 Luglio 2011, 18:05:56 » |
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Egitto: archeologi spagnoli scoprono 80 singolari statuettePubblicato il 16 luglio 2011  Una equipe diretta dall’egittologo del Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche, José Manuel Galán, ha rinvenuto nel sito di Luxor (Egitto) un deposito con più di 80 figurine di creta dipinte datate a 3000 anni fa. Vicino alle figure è stato trovato un cimitero animale di epoca greco-romana, con cento mummie di ibis e falchi. Il ricercatore ha presentato i principali ritrovamenti della decima campagna di scavo, nell’ambito del progetto Djehutyen, della necropoli Dra Abu il-Naga, lungo la sponda occidentale del Nilo, laddove sorgeva l’antica Tebe. Le statuine rinvenute, denominate shabtis, di circa 15 centimetri di lunghezza, appartengono probabilmente al corredo funerario di un sacerdote e avevano lo scopo di accompagnare il defunto nell’aldilà. Secondo Galán l’importanza della scoperta risiede soprattutto nel suo essere intatta, mai stata profanata dall’epoca antica. Gli scavi procedono con l’esplorazione dell’area dove si trovano le tombe di Djehuty e Hery, due alti dignitari della corte egiziana degli anni tra il 1.500 e 1450 a.C. Oltre ad aggiungere un altro tassello per ricomporre il mosaico della storia dell’Antico Egitto, il progetto si basa anche sul restauro delle tombe affinché siano aperte al pubblico il prima possibile. Nella campagna di scavi del 2011 è stata scoperta una galleria sotterranea con sei stanze che contengono numerose mummie di ibis, falchi ed altri animali, vicino alla tomba di Hery. Tra i ritrovamenti più importanti vanno menzionati la singolare “Tavola dell’apprendista”, resti di fiori utilizzati a scopo funerario risalenti a 1.000 anni fa e la tomba di Iqer, un arciere che visse 500 anni prima di Djehuty. di Giuseppe LEMBO ArcheoMolise
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